Presentazione di PierGiò

PierGiò in Soulharmony Gallery

PierGiò

di Pasquale Di Matteo, Critico d’Arte.

Pierluigi Di Michele, in arte PierGiò, è un maestro di innovazione, prim’ancora che d’arte.

Nato a Pescara nel 1969, la sua carriera artistica è una miscela costituita dall’attenzione per il mondo in cui vive e dalla sperimentazione, peculiarità che hanno condotto Piergiò a dare vita a opere che trascendono la bidimensionalità, in una costruzione volumetrica che crea uno spazio più consono e capiente per i racconti di colore del maestro.

Di Michele si caratterizza per uno stile unico e ricercato, eppure in continua evoluzione, come se l’artista fosse ancora alla ricerca di una strada migliore per meglio incanalare i propri tormenti esistenziali, nonché le emozioni e le sensazioni scaturite in sé dal vivere quotidiano.

Nelle opere di PierGiò, pittoriche e scultoree, vi è una presenza costante del mondo animale, sia reale, sia leggendario, in un chiaro suggerimento dell’artista di orientare l’umanità verso un riavvicinamento dell’uomo agli animali, ma anche una certa ironica rappresentazione della razza umana, stigmatizzata in esseri diversi, quasi a volerne cambiare le fattezze, non riconoscendosi in questa società contemporanea.

PIerGiò esprime il proprio tormento per la società e il mondo in cui vive anche nelle raffigurazioni umane, che, quando sono protagoniste sul supporto, risultano puzzle incastrati in maniera casuale, con forbici che svolazzano negli angoli, fili attorcigliati che contornano labbra, seni, arti, dando forma a opere che raccontano di come Di Michele desidererebbe rimodellare il presente, proprio come un sarto modificherebbe un abito dal taglio banale, opere che riescono ad affrontare anche temi diversi, come la violenza sulle donne e l’abbandono sociale.

Nell’arte del maestro pescarese, colore, forme e volumi sono espressione del tormento interiore e della riflessione sul mondo esterno, dove la plasticità prende vita e le cromie sono estroflessioni dell’anima dell’artista.

PierGiò riformula le regole del senso estetico dando luogo a opere suggestive in cui colore e materia danzano sui supporti con elegante armonia, lasciando a piccoli particolari il compito di sintetizzare il messaggio, sempre presente e carico di significato.

E i dettagli sono quasi sempre occhi, luminosi o enormi, ora di un cane, altre volte di un drago o di esseri alieni, con i quali PierGiò lega il corpo all’anima, scavando oltre lo strato apicale della pelle, per raggiungere la parte inconscia e più vera degli altri, così come di se stesso.

Le opere di PierGiò sono mondi onirici a cui l’artista dona spesso tridimensionalità per meglio favorire l’ingresso degli uomini nei suoi luoghi immaginari, nel suo insieme vitale, nei suoi tormenti e nelle sue riflessioni, come se la sua arte fosse un passaggio dimensionale per universi paralleli, o un’astronave pronta a esplorare altri pianeti.

Nelle opere a due dimensioni, vi è sempre luce, nella parte superiore oppure al centro, estroflessioni delle speranze e della voglia di cambiamento che, pur non apparendo viscerali, sembrano avere una forte importanza nel tormento cromatico dell’artista, così come la presenza costante del rosso denota un attaccamento alla vita che non può essere soffocato, ma necessita di essere raccontato.

Tuttavia, ciò che più di ogni altra cosa caratterizza PierGiò è senza dubbio la presenza importante di simboli, perché in ogni sua opera, in ogni forma, colore o dettaglio, vi è un segno che riconduce a uno o a più temi del nostro passaggio nel mondo.

Di Michele non è un artista da valutare esclusivamente fidandosi del senso della vista, perché sarebbe impossibile coglierne tutti i messaggi, ma necessita di una sensibilità elevata, per comprendere la grammatica del colore e dei volumi.

L’espressione artistica permette a PierGiò di trasformarsi in un creatore, capace di dare la vita, ma anche di distruggere ogni cosa con gli artigli di un drago, e le sue opere sono messaggi cifrati con i quali l’artista tramanda il suo sapere, le sue riflessioni, invitandoci a entrare nel suo mondo per costruire insieme un nuovo presente.