Presentazione di Silvia Perrone

Presentazione di Silvia Perrone

di Pasquale Di Matteo, Critico d’Arte

Silvia Perrone è un’artista piemontese la cui peculiarità è rappresentata da una viscerale attenzione per il mondo femminile, per la figurazione della donna.

Attraverso volti, sguardi e nudi plastici, la Perrone trascende il senso visivo per giungere all’essenza delle cose.

L’artista spoglia le sue protagoniste in modo da presentare ciò che sono realmente, senza abiti, senza inutili orpelli; in una società come la nostra, in cui circondarsi di oggetti più o meno inutili significa indossare delle maschere dietro cui nascondere la propria nudità, il messaggio della Perrone esplode in tutta la sua devastante potenza espressiva.

L’artista ci dice che non è necessario indossare quelle maschere, che non bisogna interpretare dei ruoli per essere, ma basta soltanto presentare se stessi, nudi appunto, come le sue protagoniste.

Una figurazione, quella della Perrone, che tradisce una vena artistica che strizza l’occhio al disegno, anche se ciò che traspare maggiormente dalla sua vena è la visceralità dell’impianto.

Silvia Perrone, infatti, estrapola l’anima delle sue figurazioni, tanto da renderle sempre bellissime, eleganti, raffinate, mai volgari.

In fondo, Le figurazioni della Perrone sono un’estroflessione dei luoghi più reconditi del proprio inconscio, laddove si annidano ansie e paure, che l’artista rielabora, declinandole in colori sui supporti.

L’arte della Perrone è un’arte in cui i toni e il tratto si fanno sintassi e le cromie eleganti e raffinate sono frasi con le quali l’artista afferma la propria femminilità, il ruolo decisivo e fondamentale della donna nel mondo, e racconta i propri pensieri, declinando emozioni e sentimenti attraverso l’affermazione della propria anima.

Tra i suoi colori più utilizzati, il bianco e il nero hanno il sopravvento, a testimoniare come la Perrone viva un perenne conflitto tra estasi e intimità, tra un ottimismo entusiasta e la paura del domani, in una catarsi cromatica con la quale dà forma ai propri tormenti, creando le sue opere.